Credito al Consumo

Il credito al consumo consta di tutta quella serie di strumenti finanziari atti a concedere prestiti e finanziamenti alle famiglie per le loro spese correnti.
Nel credito al consumo si raggruppano una serie di strumenti, come le carte di credito, i prestiti personali, alcuni prestiti garantiti (come la cessione del quinto dello stipendio), lo strumento del consolidamento debiti e tutti i pagamenti effettuati tramite rate o in qualche modo posticipati.

Nonostante sia uno strumento per rateizzare l'acquisto di una casa, il mutuo non viene compreso nel credito al consumo, in quanto non si tratta di spesa corrente, ma di investimento.
La disciplina del credito al consumo è regolata in Italia dal cosiddetto Codice al Consumo, emanato nel 2005, che raccoglie tutte le norme relative all'argomento e tutela i diritti dei consumatori, e da una serie di modifiche apportate con DL n.141 del 2010.

Il credito puó essere concesso solo da banche ed Istituti Finanziari regolarmente registrati in appositi registri.
I beneficiari del credito al consumo possono essere solo persone fisiche che necessitino liquiditá per acquistare beni e servizi, non a scopo professionale o imprenditoriale.
L’attività di credito al consumo deve intendersi riservata alle banche, agli intermediari finanziari e ai soggetti autorizzati alla vendita di beni e servizi nella forma di dilazione di pagamento.
I contratti di finanziamento possono riguardare solo importi pari o superiori a 154,93 euro, fino a 30.987,41.

Questi i principi fondamentali.
La Direttiva 08/48/Ce ed il suo recepimento nell’ordinamento italiano prevede poi una serie di norme che comportano precisi obblighi in capo al finanziatore. Vediamo i punti piú importanti piú nello specifico.


La nuova Direttiva 08/48/Ce ha visto un profondo mutamento dell'obiettivo del legislatore comunitario nel settore del credito al consumo.
La precedente Direttiva 87/102/Cee fece strada ad uno standard minimo di tutela per tutti i cittadini, ma erano i singoli Stati membri a decidere il grado di incisivitá delle varie disposizioni.
Ció ha portato con il tempo ad una eccessiva differenza di comportamento degli operatori economici nei confronti della clientela nei diversi stati membri.
Con le nuove regole si parla invece di armonizzare i comportamenti in questione per tutti gli ordinamenti nazionali.
La nuova normativa per il credito al consumo asserisce che anche intermediari del credito (oltre che le banche) possono, dietro pagamento di un compenso in denaro o di altro vantaggio economico, presentare proposte di credito ai consumatori, ad assisterli nella conclusione dei contratti.
Questi soggetti sono quindi sottoposti agli stessi obblighi previsti per il finanziatore, con l’aggiunta di ulteriori e specifici obblighi informativi.
La nuova Direttiva prevede inoltre che gli obblighi informativi si concentrino non solo nella fase più prettamente precontrattuale, ma anche nel momento antecedente della comunicazione commerciale rivolta al consumatore.

In particolare:
1) tutte le informazioni relative al contratto, nessuna esclusa, deve essere fornita in maniera chiara, concisa e con l’impiego di un esempio rappresentativo.

2) le informazioni rilevanti devono essere fornite al consumatore in tempo utile prima che il contratto sia vincolante, cosí che il cliente possa avere il tempo di confrontare varie offerte contrattuali, anche di altre entitá.

3) il finanziatore, o l'intermediario, dovranno assistere il consumatore per consentirgli di scegliere le condizioni economiche del contratto di credito che piú si adattano alla sua situazione. Il consumatore dovrá avere chiare le conseguenze del mancato pagamento.

4) il finanziatore dovrá effettuare una puntuale e chiara verifica sul merito creditizio del consumatore, cioè sulla sua solvibilità e sulla sua capacità di adempiere gli oneri economici.

5) La valutazione del merito creditizio dovrà essere compiuta di nuovo nel caso di apoorto di modifiche all’importo totale del credito.

6) il consumatore potrà recedere in qualsiasi momento dal contratto senza penalità e senza alcun obbligo di preavviso, a meno che quest’ultimo non sia previsto contrattualmente e comunque in misura non superiore ad un mese. Il diritto di recesso deve essere esercitato entro 14 giorni dalla conclusione del contratto di credito, ovvero dal giorno in cui il consumatore ha ricevuto le informazioni contrattuali, se tale giorno è posteriore a quello della stipula del contratto. Il consumatore risulta comunque tenuto a pagare al creditore il capitale e gli interessi dovuti, calcolati sulla base del tasso debitore pattuito.

7) per quanto riguarda il calcolo del TAEG, esso che dovrà comprendere non solo tutti i costi concernenti il contratto di credito, ma anche i contratti collegati (come le assicurazioni obbligatorie richieste per ottenere le condizioni offerte con il contratto).

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